Vox Populi

Dopo sedici edizioni è arrivato un nuovo, tangibile, segno di cosa sia Montelago: un’utopia che nel tempo è sempre più contigua alla vita reale. Anni fa Marck e Francesca si sono conosciuti nel Festival sulla piana di Colfiorito. Arrivati con due comitive distinte si sono trovati vicini di tenda. Dopo tre ore il baratto: carbonella in cambio di un picchetto. Dopo due giorni Marck si inginocchia davanti a Francesca: battezzami, le dice porgendole la sua spada di gomma. Ancora dopo cinque anni i due attraversano la Penisola per ritrovarsi nella Terra di Mezzo, mille chilometri, più di trecento giorni e migliaia di messaggi si concretizzano in quei tre giorni sui monti.

L’amicizia è il fondamento del Festival, quella che trascende confini, età e credo politici, abbacinante come un braciere da campeggio nell’oscurità e nomade come le tende che ci portiamo sulle spalle.

Fellowship, la chiama Tolkien. Allora “dite, amici, ed entrate”. Ẻ mellon, il termine elfico per amici a spalancare i portoni di Moria alla Compagnia dell’Anello. In una delle sue geniali esaltazioni della quotidianità, Tolkien lascia a Frodo il compito di decifrare l’enigma. Ẻ il piccolo Hobbit a suggerire la soluzione. Non Aragorn, da troppo tempo ramingo e solitario. Nemmeno Gandalf, la cui mente è talmente intrisa dalle grandi cose del mondo da non afferrare una così banale, triviale parola: amici. Amici di lunga data, amici nuovi, amici che ancora s’hanno da incontrare.

Nel mondo in cui il valore è mero principio economico, in cui il tempo si può solo comprare, in cui l’individuo si sente al centro di ogni cosa, l’amicizia è la più grande delle nostalgie. L’ha capito Zuckerberg che furbescamente l’ha surrogata a quote di like. L’hanno capito i politicanti che ne abusano per creare un’illusione d’intimità. Lo sanno bene le compagnie pubblicitarie, sfruttatrici seriali della mitologia dell’amicizia a fini commerciali. Ma l’amicizia è altrove. Di questi tempi, in cui non c’è incontro senza progetto, un favore senza scotto, vivere uno spazio di amicizia è un atto rivoluzionario.

Amicizia che, anche non sapendolo, ci rischiara la via quando il sentiero si fa più buio.

Ed è al buio da tre anni questa valle martoriata, la più bella del mondo, con i suoi borghi e pascoli. Grazie alle amicizie e a tutti voi, l’utopia di ripopolarla per tre giorni si concretizza e prende il largo in un progetto più ampio. Rincorrere i sogni è stato il nostro unico credo: che i baratti proseguano e le spade di gomma battezzino spalle amiche. Certi segnali sono di buon auspicio.

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