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Montelago è

Montelago è... 29 Aprile 2019

Tra sapienza e creatività la musica abbatte ogni barriera

Ciò che avviene tra le valli appenniniche umbro-marchigiane, al Montelago Celtic Festival, va ben oltre la musica: basta parlarne con chiunque ci sia stato.

I concerti restano il trait d’union di un rito positivo, pacifico e armonioso che trova respiro più ampio nell’esperienza da vivere in prima persona.

Correva l’anno 2003 quando risuonavano le note dei Berrogüetto, prima presenza internazionale al Festival. Ora Montelago è giunto alla XVII edizione, con quasi due decenni di ricerca e innovazione a caratterizzare un perfetto equilibrio fra le radici della musica celtica, il folk dell’Europa Occidentale e le nuove traiettorie che, grazie all’avanzare della tecnologia e della sperimentazione, si muovono verso confini ancora inesplorati. L’obiettivo resta quello di mostrare la più ampia, eppur coerente, varietà sonora in un clima di festa ma anche di ascolto e fermento che sprigiona progetti capaci di avviare nuove realtà musicali, specialmente grazie all’European Celtic Contest, giunto alla V edizione, concorso per nuove proposte del panorama folk europeo, invitate poi a suonare nei principali festival italiani di musica celtica.

Dalla penisola iberica alla Lettonia, dal Regno Unito all’Italia, dal Canada all’Australia, cornamuse, arpe e flauti offrono nuovi incastri e soluzioni stilistiche mescolandosi con generi e stilemi musicali molto diversi. E nel 2019 si vuole puntare a questa trasversalità sonora di un genere che, malgrado i cambiamenti e le recessioni del mercato, non avverte crisi. Sarà allora un’edizione speciale l’1, 2 e 3 agosto a Taverne di Serravalle di Chienti (Mc): 28 live, 21 band, 3 palchi ufficiali e spazi dedicati all’improvvisazione. On stage i maggiori nomi della scena mondiale, vere leggende, come la folk metal band spagnola Mägo De Oz, trent’anni di storia ma freschi di pubblicazione dell’album Ira Dei, rockstar con numeri da brividi come le 100 milioni di visualizzazioni del video del loro classico, Fiesta Pagana, o i sold-out delle principali città del Sud America, come all’Arena di Città del Messico nel 2017.

Torna il maestro gaitero José Ángel Hevia Velasco, l’artista asturiano che ha inventato la cornamusa elettronica, vendendo più di due milioni e mezzo di dischi, che sarà al Festival anche in veste di conferenziere e insegnante nel workshop di gaita asturiana.

E ancora i bergamaschi Folkstone, indipendenti che continuano a stupire con il loro inquieto, settimo e nuovo album, Diario di un ultimo, dove trovano gli equi contrappesi fra folk, rock e metal. La country-band finlandese Steve ‘N’ Seagulls è un fenomeno mondiale del web e ora solido riferimento del folk rock e country blues.

Sui palchi anche gli scozzesi Talisk, premiati dalla BBC come Folk Band of the Year 2017, oltre ai polacchi Beltaine, agli irlandesi The Led Farmers e poi The Sidh, Folkamiseria, Lennon Kelly, Lyradanz, The Gamblers, Katia Zunino, Clara Popolo, Giuliano Gabriele, Raffi, veri protagonisti di un rinascimento folk all’Italiana che si muove trasversalmente alla solita musica pop della Penisola.

Sapienza strumentale al servizio della creatività, che conserva la musica tradizionale come pietra filosofale e la mescola sulla tavolozza per dar vita a una visione, una magia, come i grandi Druidi del passato. Non a caso Mark Saul, Rarefolk, Breabach, Kíla, Davy Spillane e Omnia sono alcune delle proposte che hanno contribuito a conferire al MCF l’indiscusso primato in Italia nell’avanguardia del genere e, nel contempo, a consacrarlo come laboratorio musicale europeo.

 

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