La terra ha tremato

Vox Populi

La terra ha tremato, e lo farà di nuovo. Ogni volta che Sigyn andrà a svuotare la ciotola ormai colma, ed il veleno del serpente punitivo cadrà per qualche momento sulla fronte accigliata di Loki, questo si torcerà nel dolore ed i suoi spasmi causeranno scosse. Ogni volta che laggiù, solcando le onde placide del mare di latte, un naga allenterà le proprie spire spossate sotto il peso di Vishnu, i tremori si dirameranno per tutto il cosmo. Ogni volta che Poseidone dovesse adirarsi e sbattere al suolo il proprio tridente, che il possente cane di Tuli si dovesse fermare nelle steppe siberiane per grattarsi via le mosche tediose, che Kashima dovesse assopirsi e perdere il controllo del dispettoso pesce gatto Namazu, un terremoto sarebbe pronto a scuotere l’animo dell’uomo più coraggioso.

In ogni mitologia, il terremoto appare come uno strappo nel denso tessuto del tempo. Uno strappo reversibile, tuttavia: pochi istanti di caos e poi Sigyn tornerà a raccogliere il veleno con la sua ciotola, Tuli ad esser trainato dalla slitta, Kashima ad incarcerare Namazu sotto una grande pietra. Lo strappo, nel mito, viene ricucito nell’eternità. Nel mondo degli uomini, invece, nulla torna più ad essere come prima. Un terremoto, per l’uomo, è qualcosa di troppo grande per trascorrere senza strascichi. Con un sisma, vengono accelerate le particelle della storia. Gli strappi diventano voragini, tanto profonde che basta uno sguardo perché baleni in mente l’idea di un abisso.

È quasi trascorso un anno da quando ci siamo salutati l’ultima volta. Un anno in cui la nostra terra ha tremato di nuovo, facendoci distogliere gli occhi dal firmamento per testare la tenuta delle radici sommerse nel sottosuolo.

Siamo tornati con lo sguardo a terra ed abbiamo scorto vuoti preoccupanti, sentito gli echi di anni di umana incuria. Gli squarci che si sono aperti sui fianchi delle montagne ci hanno ricordato di quante ferite sono state inferte loro da avida mano. Abbiamo visto le genti di questi monti piegarsi sotto i colpi della paura, allontanate ancor più da luoghi già deserti, messe in sicurezza ed azzittite dalla rumorosa macchina della ricostruzione. Sikyn non è più tornata dall’amato Loki: al suo posto schiere di impavidi imprenditori, burocrati, restauratori. La ciotola salvifica è stata sostituita da un ombrello bucato di leggi scritte altrove.

Eppure non è morta la speranza. Fiori di genziana sono già spuntati sui cigli dell’abisso. Molti hanno rifiutato di esser tramutati in oggetti da museo; molti si sono opposti e continuano a farlo. Molti hanno stretto le mani così saldamente da costruire ponti su quei vuoti assordanti.

E anche il nostro Festival vuole fare la sua parte. Questa edizione di Montelago vuole essere, infatti, un’ode a tutti coloro che hanno deciso di resistere e -soprattutto- un punto di riferimento per raccogliere le energie ancora pulsanti, lavorando insieme perché l’anima dei nostri luoghi non venga dispersa. Perché il terremoto non si trasformi nell’ultimo sfortunato atto del processo iniziato tanto tempo fa con la riduzione e il progressivo abbattimento di servizi nell’entroterra, e la conseguente spinta forzata verso le città della costa, i grandi poli metropolitani, vortici schiaccia identità che fagocitano tutto e tutti.

Montelago non ci sta. La montagna deve continuare ad essere spazio di vita quotidiana e la nostra festa da qui vuole ripartire, dal rilancio di quella cultura appenninica che ne rappresenta da 15 anni la sua quintessenza, dal recupero dell’identità di un territorio ferito ma che non si è ancora arreso.

E proprio Montelago, una città fatata, disegnata dal profilo delle cime circostanti, senza abitanti né forestieri, senza mura e pilastri di vero o finto cemento, ma fatta di solide radici che affondano nella condivisione e nell’armonia, e di ali leggere capaci di assecondare il potere della natura, è il luogo ideale per tornare a parlare di montagna non più come pericolo e distruzione, ma come terra di rinascita e possibilità.

Un luogo, da sempre crocevia delle avventure di molti, un campo arato dove negli anni si sono incontrati stormi di viaggiatori dalle mille destinazioni, che quest’anno ha deciso di ospitare la più autentica esposizione dei saperi, delle tradizioni, dei valori di tutte le realtà colpite dal sisma.

Noi, l’avrete capito, non abbandoneremo mai queste terre, non le vogliamo dare in pasto a militanti ricostruttori e alle loro trovate estemporanee, noi… vogliamo scegliere le regole del gioco.

Solo così potremo un giorno riunire le due estremità della falda e ricongiungere lo squarcio.

Solo così si potrà tornare a vivere di Bellezza.

Sponsor Istituzionali del Festival
REGIONE MARCHE PROVINCIA DI MACERATA COMUNE DI SERRAVALLE DI CHIENTI UNIMC AMBASCIATA D’IRLANDA LEGAMBIENTE FIR
Sponsor Ufficiali del Festival
VARNELLI COSMARI IL MASTIO LE TORRI COMET TARLAZZI MALASTRANA JAMESON
Sponsor Tecnici del Festival
GPS NEWTEC COCOVAN DOMIZIOLI VIAGGI Architec Costruzioni Crucianelli Rest Edili srl
Media Partner
Radio Arancia Network Irlandando Multiradio Tvrs Arancia Television Cronache Maceratesi
MONTELAGO

All Year Long